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Rassegna stampa 7 giugno 2015

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Rassegna stampa 6 giugno 2015

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Rassegna stampa 4 giugno 2015

Rassegna stampa 4 giugno 2015

Rassegna stampa 5 giugno 2015

Rassegna stampa 5 giugno 2015

Comunicato stampa ANAAO AssoMeD 3.6.2015

COMUNICATO STAMPA 

Nelle affermazioni dell'Assessore Telesca sui tagli alle strutture sanitarie, riprese poi dalla stampa e un po' da tutti coloro che in questi giorni discutono di questo argomento, ricorrono due espressioni, ormai diventate quasi luoghi comuni, che rischiano di distorcere le informazioni ricevute dai cittadini su quanto sta accadendo: una è "taglio dei primari", l'altra "taglio dei doppioni". 

Sul "taglio dei primari" l'ANAAO AssoMeD, sindacato maggiormente rappresentativo dei Dirigenti medici e sanitari del Servizo sanitario nazionale, si è già espresso: il taglio previsto è di strutture, posti letto e servizi, e non di privilegi e potentati, come si vorrebbe suggerire; anzi, se mai dovessero realmente esistere baronie nella nostra regione, saranno verosimilmente mantenute, perché i tagli riguarderanno solamente le strutture ospedaliere, e non quelle universitarie. 

Il "taglio dei doppioni" fra ospedale e università suggerisce erroneamente che vi siano sdoppiamenti di reparti che hanno le stesse funzioni: invece, la mission dell'Ospedale è quella di fornire le cure ai cittadini, mentre quella dell'Università consiste nella didattica e nella ricerca, quindi le funzioni di un reparto ospedaliero sono diverse da quelle di uno universitario della stessa specialità. E infatti la normativa nazionale prevede che l'Università abbia in gestione, quindi diriga, solo quella quantità di assistenza (intesa come reparti e servizi) che le è necessaria per esercitare le proprie funzioni, appunto, di didattica e ricerca. Le ripercussioni sulla salute pubblica non sono irrilevanti: il direttore universitario di un reparto di degenza, o anche tutta l'équipe, potrebbero non aver alcun interesse a occuparsi di patologie anche molto frequenti, per le quali c'è grande necessità di cura e assistenza, e dedicarsi invece a malattie più rare, che rappresentano la competenza e l'interesse didattico e scientifico di quel determinato istituto universitario. Quindi si comprende immediatamente come possa essere opportuno, in questo esempio, che l'universitario diriga un piccolo centro specialistico, mentre le cure necessarie per i cittadini devono essere fornite dall'ospedale, ed è indispensabile che vi sia per questo una struttura diretta da un dirigente ospedaliero. 

Dalla "mappatura" dei primari prossimi al pensionamento, dalle dichiarazioni dell'Assesore Telesca e di alcuni cattedratici universitari, come sono apparse negli ultimi giorni sulla stampa, sembra invece chiaro il progetto in base al quale si intende riformare la sanità regionale: i tagli riguarderanno esclusivamente reparti e servizi ospedalieri, o comunque del Servizio sanitario regionale, e si lasceranno intoccate le strutture dirette dagli universitari.

Ma non solo: l'unificazione delle aziende ospedaliero universitarie con le aziende territoriali permetterà all'Università di estendere la propria influenza (e le carriere e gli interessi dei professori e ricercatori universitari) a tutto il territorio che fa riferimento ai due maggiori ospedali della regione: visto anche il depauperamento delle funzioni degli ospedali di rete e la chiusura di alcuni presidi, si sta prevedendo in pratica la clinicizzazione del Servizio sanitario regionale, facendo quindi dipendere la sanità pubblica da un’istituzione, l’Univerisità, caratterizzata da altra mission e interessi diversi. 

Permane ancora la sensazione di un'ostilità nei confronti dei medici del servizio sanitario pubblico: sembra che alla Regione non importi di avvalersi dei migliori professionisti, offrendo possibilità di sviluppo professionale e carriera, perché un medico vale l'altro, e se dirige un reparto spesso è solo per meriti politici; per la Regione i direttori universitari sarebbero per definizione i migliori, che potranno continuare a dirigere le strutture; secondo l'Assessore Telesca i medici saprebbero molto bene che i tagli "miglioreranno l'assistenza" e, si intuisce, se protestano non possono che farlo per vantaggi personali, e la difesa della qualità dell'assistenza, per l'Assessore, avrebbe solo il significato di "una guerra fra singoli professionisti". 

Ma, oltre all'avversione, sembra emergere anche una poca considerazione del lavoro dei sanitari, o la non conoscenza anche delle basi dell'organizzazione del lavoro in équipe: la "gradualità" delle chiusure parrebbe significare che alcune strutture saranno chiuse anche fra tre anni, quindi interi gruppi di lavoro si troveranno a lavorare tutti i giorni, per molto tempo, senza alcuna prospettiva di evoluzione o progettualità comune, senza altra prospettiva che non quella di essere smembrati; anche la formazione interesserebbe solo le competenze individuali dei singoli, perché altrimenti, in queste équipe a termine, non avrebbe senso. E questo proprio nel momento in cui sarebbe necessario cambiare mentalità e cultura di tutti, al fine di curare in modo più efficace e umano le persone a domicilio, evitando ricoveri inutili o dannosi. 

Il Segretario Regionale

dott.ssa Laura Stabile

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